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Lettori, scrittori, giornalisti e stampatori

La Sardegna ha una forte tradizione di trasmissione orale del sapere tradizionale, eppure è una terra che ha accolto una precoce attività di pubblicazione a stampa e vanta un ricchissimo panorama di edizioni otto/novecentesche. Editori, stamperie e tipografie soddisfano il fabbisogno di informazione colto e popolare. Le testate quotidiane portano cronaca, politica e attualità alle famiglie borghesi e ai professionisti che le ricevono in abbonamento, ma l’aumento della diffusione promuove l’apertura di punti vendita al pubblico nei luoghi più frequentati delle città. C’è un fiorire di riviste leggere che riportano scorci di vita sociale, appuntamenti culturali, pubblicità commerciale, spesso i cimenti letterari e poetici di autori di qualità davvero varia. Sono fogli di modesta consistenza tipografica, poche pagine di notiziole, brani di satira pungente, che non sopravvive che per poche uscite alla sua intrinseca natura di frivolezza e caducità. Le riviste modaiole possono però vantare anche firme d’eccellenza: una giovane Grazia Deledda invia i suoi primi racconti a riviste di moda, vivendo le palpitanti attese di ogni esordiente per l’esito dei suoi primi parti letterari. Anche Sebastiano Satta, noto ai più per la sua produzione poetica nella maturità, ha una attività giornalistica giovanile di tutto rispetto, fondando e dirigendo una propria testata. Un suo pezzo di bravura è l’intervista a tre pericolosi latitanti alla macchia che vollero affidare alle pagine del periodico una sorta di autodifesa. Lo scoop andò sulle pagine de L’Isola, il periodico diretto da Satta e suscitò molto scalpore, ma non bastò ad arginare l’emorragia di lettori e il calo di vendita della testata, che dovette chiudere. Le tipografie locali supportano anche la diffusione di opere a carattere documentario e scientifico, dimostrando ulteriormente la vivacità culturale della Sardegna ottocentesca.