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Maria Lai, la fantasia e il segno
Maria Lai è stata la voce più sussurrata, e allo stesso tempo potente, dell’arte sarda. La minuta artista di Ulassai è stata capace di trarre ispirazione dal territorio, lasciarne un’impronta indelebile nelle architetture e nei paesaggi, anticipando la land art, con delicatezza rara e con una discrezione divenuta proverbiale. È stata anche in grado di superare i confini dell’Isola per abbracciare il mondo, determinata a utilizzare la sua arte, divisa tra memoria e comunicazione al prossimo, come mezzo di espansione del pensiero, come un gioco serissimo a cui abbandonarsi e in cui coinvolgere l’altro. La sua celebre performance “Legarsi alla montagna”, ad esempio, ha coinvolto l’intera comunità di Ulassai nella realizzazione di una performance corale che precorre l’arte partecipata e che è passata alla storia: il paese, grazie ad alcuni scalatori e alla collaborazione di tutti fu avvolta e legata da un lunghissimo nastro continuo, a dimostrare che l’unità di intenti e la comunione d’anime. Accompagnata dal flautista Angelo Persichilli e documentata dal fotografo Piero Berengo Gardin e dall'artista Tonino Casula con un cortometraggio. Partendo da un’antica leggenda e rifiutando la richiesta di realizzare un’opera in memoria dei caduti, Maria Lai, fu in grado di consegnare ai compaesani e al mondo un legame molto più profondo di un semplice monumento.