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A guardia del mistero
I cimiteri hanno attraversato, nel corso del tempo, moltissimi cambiamenti, mantenendo però sempre uno stretto contatto con le attività delle città e dei piccoli borghi. Luoghi di sepoltura, certo, ma anche di preghiera e meditazione, luoghi di d’ispirazioni per scrittori e artisti, meta di appassionati d’arte e scultura. Quando con l’editto di Saint Cloud de 1804 Napoleone Bonaparte stabilì che i morti dovessero essere sepolti fuori dalle mura urbane per una questione di igiene, i cimiteri divennero costruzioni più ragionate, moderne e ricche di dettagli architettonici e scultorei. La Sardegna ne possiede diversi tra cui cinque, sia al Nord che al Sud di notevole pregio: Sassari, Ploaghe, Iglesias, Pirri e Bonaria. Quest’ultimo, noto anche per essere citato nel libro del celebre botanico Siro Vannelli sul verde pubblico in virtù delle molte specie ospitate, mostra una quantità di monumenti funebri dal valore indiscusso. Qui ha operato infatti lo scultore Giuseppe Sartorio, considerato tra i maggiori esponenti della statuaria funeraria nazionale. Giunto in Sardegna per la realizzazione del monumento di Quintino Sella si spostò poi nel capoluogo. Le opere che ha realizzato nel cimitero di Bonaria a Cagliari sono tra i più significativi esempi di rappresentazione realistica dell’anatomia e si distinguono anche per il raffinato uso di simboli. E anche se oggi la frequentazione dei cimiteri come luoghi di riflessione è meno assidua, basta fare anche solo una rapida passeggiata per questi viali alberati per catturarne la bellezza immortale.