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LA MEMORIA DIGITALE DELLA SARDEGNA
Titolo: L'altare preistorico di Monte D'Accoddi
Autore: Contu Ercole
Editore: Carlo Delfino editore
Data di pubblicazione: 2000
Luogo di pubblicazione: Sassari
Abstract: "Quindi ci troviamo di fronte, sia nel caso del monumento più antico (col tempio rosso) che in quello successivo messo in luce dai miei scavi (che doveva presentare un “tempio” analogo), ad un altare a terrazza con rampa cerimoniale d’accesso: un luogo sacro, un santuario al quale i fedeli dovevano accorrere, data la sua unicità e rilevanza, forse da tutta la Sardegna. Anche se per qualche dato architettonico formale abbiamo accennato alle piramidi d’Egitto, sembrerebbe più appropriato accostare la struttura monumentale sarda alle mastabe, per essere anch’esse delle piramidi tronche [...]" (dal capitolo "Interpretazioni e confronti")

Descrizione: Il complesso di Monte D'Accoddi, tra Sassari e Porto Torres, comprende un altare, un villaggio e una necropoli ipogeica. L'altare è unico nel suo genere in tutto il Mediterraneo occidentale. Si compone di grande terrazza tronco-piramidale e di una lunga rampa d'accesso trapezoidale, realizzato con una muratura esterna a filari irregolari di grandi blocchi calcarei sommariamente sbozzati e un riempimento di terra e pietre. L'edificio si sovrappone ad un altare precedente, con la stessa struttutra ma più piccolo, edificato in una fase evoluta di cultura Ozieri (3200-2800 a.C.). L'incendio dell'altare, ai tempi della cultura Filigosa (2800 a.C. circa), rese necessaria la realizzazione di una nuova struttura, quella oggi conservata. Risale forse a questa fase un lastrone trapezoidale calcareo, situato nei pressi della rampa, poggiante su tre basi litiche e fornito di sette fori ai bordi e di un inghiottitoio naturale sottostante: forse una tavola per sacrifici cruenti. Tra le strutture scavate attorno all'altare è particolarmente interessante la "capanna dello stregone", trapezoidale, con 5 ambienti di forma irregolare coperti da un tetto ad unico spiovente; la capanna deve il nome a una punta di corno bovino e ad alcune conchiglie bivalvi trovate entro una brocca. Il sito fu frequentato ancora ai tempi della cultura Monte Claro, del Vaso campaniforme e Bonnanaro, e più sporadicamente, in età nuragica, fenicio-punica, romana e medievale.
Note: in copertina: Veduta aerea di Monte d’Accoddi
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