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Aritzo, preparazione della carapigna

Titolo: Aritzo, preparazione della carapigna
Autore: Curreli Massimiliano
Comune: Aritzo
Argomento: Enogastronomia, Storia e tradizioni
Soggetto: Preparazione della carapigna
Data di realizzazione: 2007/08/16
Proprietario della risorsa: Agenzia Laore, Curreli Massimiliano
Diritti: © Agenzia Laore
Descrizione: E' un prodotto tradizionale dalle antiche origini, tipico delle zone interne della Sardegna, in particolare Aritzo. Si presenta come un un sorbetto al limone, di colore bianchissimo e dalla caratteristica consistenza simile a quella della neve fresca. Si prepara con l'utilizzo di una sorbettiera in alluminio al cui interno si versa una limonata preparata con acqua, zucchero e limone. Una volta chiusa con un coperchio munito di maniglia, la sorbettiera si introduce all'interno di "su barrile", una tinozza in legno aperta nella parte superiore. Sul fondo del barilotto e nell'intercapedine intorno alla sorbettiera viene disposto ghiaccio tagliato a pezzi che viene poi cosparso di sale. Il movimento rotatorio impresso manualmente alla sorbettiera contro la superficie fredda, grazie anche all'azione del sale, fa si che la limonata a contatto delle pareti si solidifichi. La sorbettiera viene aperta e il contenuto lavorato con l'ausilio di differenti tipologie di palette, in acciaio e in legno, affinché il prodotto sia il più soffice possibile, di consistenza simile a quelle della neve fresca. L'origine della carapigna risale a tempi molto antichi, quando il commercio della neve costituiva una voce importante dell'economia per quelle zone, Aritzo in particolare. Nel periodo invernale la neve veniva raccolta all'interno di "neviere", apposite strutture dove veniva costippata e coperta di paglia, felci e terra. Nel periodo estivo il ghiaccio, sottoforma di blocchi, veniva trasportato e commercializzato in tutto il Campidano per i diversi usi e per la produzione del sorbetto. La carapigna rientra fra i "prodotti tradizionali"; con questo termine si intendono quei prodotti agroalimentari le cui metodiche di lavorazione, conservazione e stagionatura risultino consolidate nel tempo, omogenee per tutto il territorio interessato, secondo regole tradizionali, per un periodo non inferiore ai venticinque anni. Il "sistema" dei prodotti tradizionali è regolamentato dal decreto del 18 luglio 2000.